Sei un viaggiatore gourmet? Scopri il buon cibo delle migliori destinazioni italiane

21 Jan 2019
Il buon cibo, si sa, è l’essenza del nostro Paese al punto che ogni regione ha decine di piatti tipici. Per questo, e per orientarsi al meglio nella vasta gamma di prodotti e prelibatezze preparate da nord a sud Italia, un viaggiatore gourmet che si rispetti ha bisogno di una guida. In questo articolo abbiamo dunque deciso di realizzare una sorta di “menu su misura” per scoprire i piatti migliori. 

 

Il Nord Ovest, tra zuppe e carne

Partiamo dal Piemonte, dove il nostro viaggiatore gourmet potrà assaggiare il tapulòn, uno spezzatino finemente sminuzzato di carne d’asino. È il piatto tipo di Borgomanero, comune della Valsesia e, secondo la leggenda, sarebbe stato ideato da tredici pellegrini affamati: di ritorno dal santuario di San Giulio d’Orta, infatti, i fedeli si fermarono a Borgomanero e, avendo finito le scorte di cibo, decisero di cucinare l’asinello al loro seguito. Per attenuare la durezza della carne decisero di spezzettarla finemente e di cuocerla a lungo nel vino. Il piatto ebbe così tanto successo che i pellegrini decisero di stabilirsi lì dove l’avevano mangiato, fondando proprio Borgomanero.

In Liguria è possibile assaporare una delle zuppe più gustose di tutta Italia: il bagnùn d’acciughe, cucinato dai marinai con un semplice forno a carbonella, quando dovevano stare a bordo dell’imbarcazione per più giorni. Si tratta di una zuppa preparata con acciughe freschissime, cipolle rosolate, pomodori pelati, olio extra vergine d’oliva e gallette da marinaio.

La Lombardia offre invece al viaggiatore gourmet la zuppa pavese, preparata con brodo di gallina, uova, pane raffermo, parmigiano e burro. La leggenda narra che durante la battaglia di Pavia, nel 1525, Francesco I di Francia fu catturato e imprigionato in una cascina del pavese: fu la contadina che viveva a inventare il piatto, utilizzando il poco che aveva a disposizione. Giunta al palato del re di Francia, poi, quest’ultimo gradì la zuppa a tal punto di introdurre la ricetta nel menù di corte.

 

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Il Nord Est, tra salse e dolci

La zona est offre un’ampia gamma di piatti. In Veneto si può assaggiare una salsa molto particolare e saporitissima con cui condire ogni tipo di carne, la peverada, con acciughe e fegatini di pollo e una cascata di pepe, mentre in Trentino c’è il tonco de pontesel, spezzatino a base di lucanica trentina (una salsiccia) e carni miste. Sul significato del nome gli studiosi si dividono: se, infatti, “tonco” indica le preparazioni in umido, “pontesel” potrebbe volere dire “risucchiare il sughetto” ma anche essere collegato a una leggenda. Durante un pasto in famiglia, mentre il suocero di una tal Agatina si assentò per andare in bagno (che si trovava su un poggio, “pontesel”), i commensali mangiarono il suo cibo: Agatina preparò così un altro piatto, unendo gli avanzi della carne al brodo e stemperandolo con la farina, così da creare un sugo cremoso.

Dal Friuli arrivano i cjarsons, primo piatto di pasta fresca molto dolce che ricordano gli agnolotti ma sono preparati con acqua e farina: il ripieno varia da zona a zona. Si dice che il folletto Guriùt, colto in flagrante mentre rubava la panna del latte appena munto, si fece perdonare donando alla padrona di casa la ricetta dei cjarsons. L’origine del piatto è legata ai cramârs, commercianti di spezie friulani che, provati dai viaggi a piedi sulle Alpi, al ritorno si consolavano con un piatto di questa pasta. I cjarsons sono stati nobilitati negli anni ’70, quando lo chef Gianni Cosetti li ha fatti conoscere al mondo.

 

Il Centro, tra uva e torte salate

In Emilia Romagna il viaggiatore gourmet può gustare i tortelloni di ricotta alla modenese: era il 1112 quando la parola "tortellus" apparve per la prima volta in una pergamena francese. Da quel momento i tortelloni sono diventati parte integrante della cucina emiliana e a Modena si gustano ripieni di ricotta e spinaci e finemente conditi con una salsa a base di burro, salvia, panna e Pamigiano Reggiano. Il tocco finale è dato dall’aggiunta, a crudo, di aceto balsamico tradizionale di Modena.

In Toscana si mangia la schiacciata con l’uva, che un tempo veniva cucinata durante la vendemmia per le sagre contadine. Le sue modeste origini sono testimoniate dalla semplicità degli ingredienti: pasta di pane, olio d'oliva, zucchero e uva nera, di cui si usa la varietà canaiola, dagli acini piccoli e con molti semi.

Nel Lazio invece c’è un piatto dello street food tra i più golosi: si tratta della tiella di Gaeta, torta salata con polpo, olive e pomodorini. Nata come piatto unico per contadini e pescatori che riuscivano a conservarlo per più giorni, già ai tempi dei Borboni aveva degli estimatori. Al tempo delle migrazioni, poi, i gaetani la portavano sulla nave quando partivano per l’America.

 

Il Sud, con una specialità molisana

Ora che siamo arrivati al Sud, il nostro viaggiatore gourmet avrà solo l’imbarazzo della scelta per il buon cibo che Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia propongono. Noi abbiamo scelto la pizza di San Martino, specialità molisana: si tratta di una torta salata che non necessita di lievitazione e che si realizza con farina, latte, formaggio grattugiato e lievito in polvere. In Molise raccontano che prima di cuocerla si tagliavano degli spicchi sulla superficie, uno per ogni invitato: sotto ogni fetta si nascondeva un legume secco in corrispondenza del bordo, mentre in una sola fetta si metteva un soldo. Chi lo trovava pagava la penitenza o acquistava la carne per il sugo dei cavatelli.

 

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