Eccellenze italiane nel mondo: i numeri dell'export nel settore agroalimentare

22 Feb 2019

 In una sua recente indagine Coldiretti l’ha definito un “record storico”: parliamo di quello raggiunto della diffusione del Made in Italy nel mondo, con particolare riferimento alle esportazioni del settore agroalimentare verso l’estero, sia esso rappresentato dall’Europa o dalle altre nazioni extra UE. Secondo la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, infatti, le nostre prelibatezze a tavola nel mondo hanno fatto registrare un incremento del 3,4% nei primi otto mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e dopo il valore di 41,03 miliardi del 2017.

Non è certo un caso: il settore agroalimentare Made in Italy rappresenta un vero e proprio “paniere” di eccellenze italiane dal momento che fonda il suo successo su prodotti dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo. Un patrimonio che, fanno sapere sempre da Coldiretti, è alla base della dieta mediterranea che ha consentito all’Italia di conquistare, con ben il 7% della popolazione, il primato della percentuale più alta di ultraottantenni in Europa davanti a Grecia e Spagna ma anche una speranza di vita che è tra le più alte a livello mondiale ed è pari a 80,6 per gli uomini e a 85 per le donne. Un ruolo importante per la salute che è stato riconosciuto anche con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco il 16 novembre 2010.


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Le eccellenze gourmet italiane nel mondo

Insomma, si tratta di un patrimonio, culinario e non solo, che fa gola anche all’estero dove, come abbiamo accennato, l’export delle eccellenze italiane è cresciuto di molto. Ma quali sono stati i Paesi maggiormente interessati? Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari, precisa la Coldiretti, hanno interessato i Paesi dell’Unione Europea dove il principale partner è stata la Germania: qui l’export cresce del 4,9%, mentre in Francia l’aumento è stato del 7,4%. Più ridotto è stato l’aumento in Gran Bretagna (+1,3%) anche per gli effetti delle tensioni determinate dai negoziati sulla Brexit. Si è poi registrata una frenata del tasso di crescita in Usa, che sono di gran lunga il principale mercato dell’italian food fuori dai confini dall’Unione, con le esportazioni agroalimentari Made in Italy che hanno fatto registrare un aumento di appena l’1,5%. In ripresa, infine, la Russia, con un aumento del 6% nonostante l’embargo all’ingresso per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, appena rinnovato sino alla fine del 2019.

 

La situazione dell’aceto balsamico di Modena

Secondo il rapporto 2018 di Isema - Qualivita, poi, la top 5 dei prodotti italiani del settore agroalimentare più esportati del 2017 è stata la seguente: al primo posto c’è il Parmigiano Reggiano DOP che da un valore di 1.123 di milioni di Euro del 2016 è passato a 1.343 di milioni di Euro nel 2017, con un incremento pari a +19,5%. Al secondo posto si attesta il Grana Padano DOP, rimasto inalterato a 1.293 milioni di Euro per entrambi gli anni, mentre al terzo posto troviamo il Prosciutto di Parma DOP che da 816 milioni di Euro del 2016 è passato a 850 milioni di Euro del 2017, con un incremento pari a +4,1%. Al quarto posto c’è la Mozzarella di Bufala Campana DOP, passata dai 372 milioni di Euro del 2016 ai 391 milioni di Euro del 2017, con un incremento pari a +5,0%, mentre al quinto posto si piazza l’Aceto balsamico di Modena IGP, passato da 381 milioni di Euro del 2016 a 390 milioni di Euro del 2017, segnando +2,5%. Primo prodotto per valore all’export con il 92% della produzione totale destinata alle esportazioni in tutto il mondo, l’export del balsamico è dunque cresciuta ancora rispetto all’anno precedente.

“Il 2018 - ha detto in un’intervista il direttore generale del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena Federico Desimoni - è iniziato all’insegna di una grande criticità: la pessima vendemmia 2017, che ha coinvolto anche l’Aceto Balsamico di Modena, vedendone una riduzione media europea di circa il 30%. Questa situazione congiunturale ha portato anche al nostro settore, come in quello del vino, ad una flessione produttiva che fortunatamente è stata compensata da un aumento almeno uguale del fatturato”. Per il 2019, invece, “la prospettiva produttiva è certamente in miglioramento anche perché la vendemmia 2018 è stata ottima e il mercato delle materie prime ha ritrovato stabilità”.


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